Assetto costante: come non ne avevi mai sentito parlare

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che cosa significa assetto costante

L’assetto costante è quella disciplina dell’apnea, praticata principalmente in mare, che consiste nello scendere in profondità e risalire con lo stesso assetto (peso) e senza alcun aiuto: può essere praticato con la monopinna; con le bi pinne classiche; tirandosi a braccia lungo il cavo guida oppure a rana.

Il termine assetto costante, a volte abbreviato con il suo acronimo inglese “CWT” (constant weight) significa appunto che la zavorra rimane costante per tutto il tuffo. Differenziandosi quindi dall’assetto variabile, dove è consentito scendere in profondità con l’ausilio di una zavorra aggiuntiva. Insomma, in assetto costante, con una data zavorra si scende e coi la stessa zavorra si risale.

Un ulteriore aspetto dell’assetto costante è che la prestazione avviene, sia in discesa che in risalita, applicando sempre uno tra gli stili sopra menzionati. Ovvero, se si scende a rana, si dovrà tornare a rana. Anche qui in difformità dall’assetto variabile nel quale si scende sostanzialmente senza applicare alcuna tecnica motoria – con l’ausilio di una zavorra extra –  e si risale utilizzando una tra le tecniche sopra indicate.

L’assetto costante è una disciplina che può essere praticata con finalità ludiche o agonistiche. Nel primo caso ci si limiterà a sperimentare in un contesto relativamente non stressante le emozioni che la discesa in profondità è in grado di regalarci, mentre nel secondo, il tutto avverrà in un contesto competitivo e di raggiungimento di record, con l’inevitabile incremento del carico di stress.

Fino ad oggi l’assetto costante agli occhi del pubblico è stato associato prevalentemente a tentativi di record e atleti ritenuti dei quasi “supermen”. In realtà, se approcciata in maniera strutturata, graduale, nel rispetto dei propri limiti e sotto la guida di persone competenti,  l’assetto costante è una disciplina affascinante e potenzialmente accessibile a tutti.

Quello che va puntualizzato è che finora all’assetto costante è sempre stato dato poco spazio di approfondimento. Fino ad oggi molti corsi di apnea si sono sempre svolti per il 90% in piscina e per una piccola parte in profondità. Quest’ultima intesa poi, a volte anche un po’ frettolosamente, come un semplice esame di certificazione.

Per questo motivo noi di Liquidum abbiamo deciso di arricchire i nostri corsi freediver con un numero adeguato di sessioni di profondità e di proporre un corso con brevetto specifico dedicato all’assetto costante. Il programma didattico prevede l’analisi delle caratteristiche intrinseche e specifiche dell’assetto costante e garantisce lo spazio necessario sia all’approfondimento della sua parte teorica che la sua applicazione pratica nelle molteplici configurazioni possibili.

Per fare un esempio cito la partenza dell’assetto costante. Quest’ultima è di importanza fondamentale. D’altro canto, chi ben comincia è a metà dell’opera.

La configurazione di partenza insegnata dalla maggior parte delle didattiche prevede una posizione di galleggiamento con il volto (abbiamo la maschera) rivolto verso il fondo del mare, ventilando pertanto proni attraverso il boccaglio. Questa è una delle configurazioni possibili dell’assetto costante, ma non è né l’unica né a mio avviso la migliore. Questa in genere è infatti la partenza del pescatore in apnea oppure del neofita, oppure ancora dello snorkelista apneista.

Alternativamente è infatti possibile impostare il tuffo partendo da una posizione eretta o supina senza boccaglio, che permette quindi di ventilare direttamente senza frizioni.

A seconda delle esigenze dell’allievo, si puoi scegliere la partenza più consona alle proprie caratteristiche ed al contesto di immersione. Chiaramente lo spettro delle partenze possibili per un pescatore in apnea si restringe notevolmente proprio per il contesto operativo (gestione del fucile e osservazione costante del fondale).

Come vedete non esiste una partenza “per tutte le stagioni” ed è quindi utile, ai fini di una progressione di apprendimento, ampliare il proprio “arsenale” di conoscenze per trovare sempre il miglior adattamento alle nostre caratteristiche e condizioni di lavoro.

Ritengo quindi più che mai necessario, date le molteplici sfaccettature della disciplina (assetti di partenza, modalità di discesa e risalita ecc..) e l’impossibilità di coprire il tutto in un corso di base, poter approfondire la materia con un corso dedicato e, in aggiunta, inserire elementi extra di pratica dell’assetto costante all’interno dei corsi base. Quest’ultimo aspetto è un elemento portante dei corsi LIQUIDUM sempre arricchiti da un “workshop finale”, durante il quale approfondiamo con oltre 6 ore di attività in aula ed in acqua gli elementi salienti dell’assetto costante.

In ultimo ricordate: l’assetto costante può essere appreso ed allenato. Solo con un approccio strutturato sperimenterete infatti emozioni e sensazioni davvero uniche. Scopri di più qui.